ITINERARIO

Fiume Po

Nel 1943 Antonioni gira il documentario Gente del Po (poi uscito nel '47) e nello stesso anno esce nelle sale Ossessione di Visconti. Sia Visconti che Antonioni emergono dalle pagine della rivista Cinema, diretta dal figlio del Duce, Vittorio Mussolini, e redatta da un gruppo clandestino di antifascisti. Nella rivista viene caldeggiato l'utilizzo del paesaggio italiano per la nuova produzione cinematografica nazionale, ma se da una parte Mussolini pensa al modello del cinema americano, che afferma il cinema all'aria aperta in chiave ottimistica e “sana”, dall'altra il futuro regista e sceneggiatore Giuseppe De Santis e altri chiedevano storie popolari e drammatiche in senso verista, allo scopo di portare l'attenzione su problemi reali. Da questo secondo gruppo nascono Ossessione e Gente del Po.

È con questi due film che il grande fiume emerge dall'oscurità, avviando un cinema del Po come area geografica immediatamente riconoscibile e portatrice di romanzo, come scrive Renzo Renzi “paragonabile ai paesaggi dei film western e, seppur in maniera meno clamorosa, alla Monument Valley dei film di John Ford”. Il Po si conferma fonte inesauribile di storie da raccontare con ogni mezzo, dalla narrativa al cinema e alla fotografia, da Bacchelli a Celati a Ghirri.

LE TAPPE PRINCIPALI

Pontelagoscuro

Pontelagoscuro

Antonioni (i cui genitori provengono da Pontelagoscuro e Bondeno) a proposito di Gente del Po scrive: “Quel paesaggio che fino ad allora era stato un paesaggio di cose, fermo e solitario: l'acqua fangosa e piena di gorghi, i filari di pioppi che si perdevano nella nebbia, l'isola bianca in mezzo al fiume a Pontelagoscuro che rompeva la corrente in due; quel paesaggio si muoveva, si popolava di persone e si rinvigoriva. Le stesse cose reclamavano un'attenzione diversa, una suggestione diversa. Guardandole in modo nuovo, me ne impadronivo. Cominciando a capire il mondo attraverso l'immagine, capivo l'immagine. La sua forza, il suo mistero. Appena mi fu possibile, tornai in quei luoghi con una macchina da presa. Così è nato Gente del Po. Tutto quello che ho fatto dopo, buono o cattivo che sia, parte da lì”. Pontelagoscuro sarà infatti anche uno dei paesi che compongono l'immaginario Goriano, luogo chiave de Il grido (Antonioni, 1957).

Anche Ossessione (Visconti, 1943), la cui vicenda si snoda nella bassa padana, tra il Po e i suoi argini, porta la macchina da presa a contatto diretto con il paesaggio italiano. Giuseppe De Santis, uno degli aiuto registi, scrive: “Per raggiungere in esterno il luogo dove era situata la trattoria del marito della Calamai, tutta la troupe si dirigeva di buon mattino verso Pontelagoscuro per poi attraversarlo. Era la stessa strada che a quell'ora percorreva una miriade di ragazze per recarsi nelle fabbriche di zucchero...”.

Francolino

Francolino

Ne Il grido (Antonioni, 1957) è sulle rive del Po che sorge Goriano, il paese di Irma e di Aldo, e attraverso i paesi e gli argini del fiume Po si sviluppa il lungo peregrinare di Aldo e della figlia. Nel soggetto originale del film il fiume emerge come protagonista, nel suo mutare d'aspetto attraverso le stagioni: “L'estate è venuta. Il Po è giallo come il grano ormai maturo nei campi. […] L'inverno è vicino. Il Po in questa stagione diventa grigio; gli alberi sulle rive, senza foglie, prendono il colore della terra. Il paesaggio è più bello e più triste. A guardarlo, il muratore si sente stringere il cuore”.

Antonioni stesso racconta del suo legame col fiume: “Il Po di Volano appartiene al paesaggio della mia infanzia. Il Po a quello della mia giovinezza... Laggiù vive una ragazza... non è nemmeno innamorata di me. Dove ho letto questa frase? Potrei farne il simbolo della nostra, mia e dei miei coetanei, giovinezza a Ferrara”.

Il film sarebbe dovuto essere girato tra Pontelagoscuro e Occhiobello, Cà Venier e Punta Maistra. Ma la rotta del Po nell'inverno del '56 costringe a dei tagli nella sceneggiatura e il paese di Aldo viene spezzettato in Francolino, Pontelagoscuro, Ravalle, il cavo napoleonico vicino a Bondeno.

Ro Ferrarese

Ro Ferrarese

Il mulino del Po (Lattuada, 1949), riduzione dell'omonimo romanzo di Bacchelli (farà seguito la produzione televisiva di Bolchi) è ambientato a Ferrara, tra Guarda Ferrarese e Ro Ferrarese, ma le riprese vengono effettuate nella campagna mantovana.

Il film tenta di recuperare il classicismo di Bacchelli, pur accentuando l'aspetto delle lotte sociali per sottolineare l'attualità.

Porto Tolle

Porto Tolle

Nel sesto episodio di Paisà (Rossellini, 1946) un misterioso corpo estraneo viene trascinato dalla corrente del fiume; si scoprirà che è il cadavere di un partigiano fucilato dai tedeschi, fatto navigare nel fiume come minaccioso ammonimento. Il film è strutturato in sei episodi che descrivono l'Italia durante la liberazione, dalla Sicilia al Delta Padano. Questo episodio conclusivo è girato a Porto Tolle, presso la Sacca degli Scardovari.

Goro

Goro

Un ettaro di cielo (Casadio, 1959) è girato a Goro e dintorni: Lidi di Volano, Migliarino, le Valli di Comacchio e il casone di Canneviè.

Le poche costruzioni che si vedono sono capanni e baracche da circo, a prevalere è il paesaggio della bassa come luogo senza confini e terra d'acqua. Aglauco Casadio con Un ettaro di cielo, interpretato da un giovane Mastroianni e al cui soggetto e sceneggiatura collabora Tonino Guerra al suo esordio nel cinema, apre il filone cinematografico di favoleggiamento legato allo sterminato paesaggio del delta padano.

Gorino Ferrarese

Gorino Ferrarese

Nel 1952 Cesare Zavattini e Roberto Rossellini sono a Gorino per fare i sopralluoghi per Italia mia, film che poi non è mai stato girato.

Nel 1953 Zavattini stesso spiega la genesi e le vicissitudini di questo travagliato progetto nell'articolo “Come non ho fatto Italia mia”: la prima idea alla base del film, una serie di episodi di vita quotidiana del popolo italiano dal 1900 al 1950, risale alla primavera del 1951 e inizialmente è De Sica che dovrebbe dirigere il film, ma poi parte per gli Stati Uniti e il progetto passa nelle mani di Rossellini.

Comacchio

Comacchio

Ex azienda Valli

Comacchio e la zona deltizia fanno da sfondo a tutta la vicenda de La donna del fiume (Soldati, 1955). Il film, sceneggiato da Soldati assieme a Vancini, Bassani e Pasolini (gli ultimi due lavorano anche alla stesura dei dialoghi) è interpretato da Sophia Loren, nel suo primo ruolo drammatico. La protagonista Nives lavora alla marinatura delle anguille presso l'ex azienda “Valli” di Comacchio, l'attuale Manifattura dei Marinati, e poi si sposta a tagliare le canne nell'altopo.

Nel film compare anche il Loggiato dei Cappuccini di Comacchio, lo stesso di La casa dalle finestre che ridono (Avati, 1976) e di Al di là delle nuvole (Antonioni/Wenders, 1995).